“Carrozzata” Morselli

Collezione modellini auto di Idris Morselli

Al Museo di Idris e Samuele Morselli

– Come ho iniziato a collezionare? Per passione? Un po’ per passione sì, un po’ perché girando per le sagre di paese c’erano le bancarelle con i modellini. Un mio amico mi dice “guarda che belle che sono, quasi uguali all’originale, mi piacerebbe collezionarle”, gli ho risposto con entusiasmo “sai che hai ragione?”. Così io son partito, lui invece no.

 

 

È iniziato tutto 50 anni fa. 2830 modellini di automobili. Un “piccolo museo”, quello del signor Idris Morselli, curato nei particolari in cui ogni singolo articolo è numerato e catalogato. Le vetrinette sono tutte illuminate e i modellini custoditi sotto chiave. L’ordine perfetto del signor Morselli è stato scombinato da un fenomeno naturale che ha fatto danni veri: l’alluvione del 2014. È gennaio quando cede l’argine del Secchia e una volta superata la piena bisogna lavorare per domare il fango. I segni sono visibili sui muri, sui modellini, sulla collezione di riviste e gli album più cari che raccolgono fotografie e biglietti di auguri firmate di pugno da Enzo Ferrari.

 

 

– Tanti Autosprint che erano impilati qui in un mobile di legno, li abbiamo dovuti buttare dopo l’alluvione, qui c’è il segno. Anni e anni di Autosprint! Nelle parole di Idris si può cogliere sia lo sconforto che la paura di un evento che ha lasciato il segno, non solo sui muri o sulla carta.
– E quelle auto messe a testa in giù?

 

 

Samuele, il figlio di Idris, divertito risponde “al Museo Porsche a Stoccarda c’è un’auto esposta così, solo che la macchina è vera! Sono rimasto impressionato. Da lì ho preso l’idea e visto che qui c’è poco posto …”. Ovunque ti giri non c’è un centimetro vuoto in questo garage perché qui c’è una collezione a tutto tondo dell’automobilismo.

 

 

Anche il modellismo ha avuto la sua evoluzione: agli inizi dominava la scala 1:43. Successivamente la richiesta dei collezionisti per dettagli e finiture più precise, indussero i produttori a includere scale maggiori come la 1:18 e l’1:12.

 

 

Idris ci spiega – Ecco questi sono i primi modellini che ho iniziato a collezionare, poi sono passato a quelli più grandi al 18. La mia marca preferita è la Mercury, anche se il pezzo di maggior valore è questo Toschi del 1952.

 

 

Adesso ho abbandonato l’1:18 perché occupano più spazio e qui sono già pieno. Le ho anche più grandi. Come queste che sono in plastica radiocomandate. E quelle là sopra sono le più vecchie filoguidate. Il filo d’acciaio permette di sterzare le ruote e con gli interruttori alimentati dalle pile, le piloti come un giocattolo.

 

 

Il signor Morselli è un uomo molto pacato e la sua voce non tradisce mai la calma che sa trasmettere. I suoi occhi sono gli attenti osservatori di una passione che ha ancora la voglia di scoprire qualche pezzo da aggiungere alla collezione.

 

 

Sono di color azzurro acquamarina e mi fanno pensare all’intuizione pura e ingenua espressa nella poetica pascoliana del Fanciullino. Idris continua a provare stupore per la sua raccolta e la mia testa gira mentre insegue il suo dito.

 

 

Andiamo con ordine, ci avviciniamo alle vetrine e gli occhi scorrono sulle carrozzerie lucide. Ogni marchio ha il suo ripiano dedicato e ci sono quasi tutti: Porsche, Alfa Romeo, Maserati, Bugatti, Lancia, Lamborghini, Lola, Fiat, Mercedes, Pagani, Jaguar, Mustang, Ford, Drugster, Cobra, Lotus, BMW – quella è una Bizzarrini ISO e lì c’è una Lamborghini con i Puffi! Ferrari però, vince su tutte. ”bè siamo a Modena”. C’è anche la riproduzione dell’officina Ferrari Alfa Romeo con le splendide regine, completa di deposito gomme.

 


 

Idris riprende la visita guidata – Quello è l’angolo dei portachiavi, lì ci sono gli stemmi della Ferrari, là ci sono dei volanti ecco quello è di una Ferrari molto raro.

 

 

Lì ci sono le F1 motorizzate Lamborghini, ne manca una. C’è anche la McLaren di Senna, ma dopo non fecero l’accordo. Questo è un bel pezzo di F50, a casa ho un’altra metà. Qui ci sono i pezzi di motori di alcune marche: Lamborghini, Bugatti, Maserati, De Tommaso, Ferrari, Alfa Romeo e questo è della F1. Qui c’è una testata Lamborghini che mi ha regalato una signorina… Ci sono i copri valvole della Ferrari Daytona.
Immersi nell’atmosfera, ci perdiamo in aneddoti e descrizioni.

 

 

– Ho lavorato per trent’anni all’Autosport, facevo il battilastra. . Per non perdere il vizio di domare la lamiera, come dice Idris, ha iniziato a modificare alcuni modellini e non solo, ha carrozzato anche la sua Fiat 500 rosso Modena “osservi il musetto, mi sono ispirato a quello della 330 P4”.

 

 

– Ho il mio studio in casa. Modifico le carrozzerie in base alle foto delle auto originali prese dai libri. Perché i modellini non ci sono di tutte le auto, allora li modifico per ricreare le carrozzerie originali. Per esempio di questa ho fatto i parafanghi che non c’erano sul modellino e ho rifatto il musetto. A questa gli ho fatto la guida a destra, ho usato come base il Testarossa. Poi l’ho pitturata io. A questo 290 Mille Miglia ho fatto i parafanghi di alluminio col lamierino, che poi ho incollato perché non è possibile saldare.
Anche la Fiat 500, che ci mostra, è stata carrozzata dal signor Morselli – L’ho abbassata, ho trovato la scocca e ho montato le ruotine di una Ferrari in scala 1:24. Gli ho messo un motore Ferrari, gli scarichi li ho fatti io e così l’alettone… gli ho abbassato il tetto, ho fatto i vetrini, le minigonne, lo spoilerino… ho fatto i sedili da corsa, i rollbar, l’estintore antincendio, i fanalini.

 


 

Scopriamo il magazzino dei pezzi di ricambio e le sagome delle lamiere: ordinati per categorie archiviati in numerosi cassetti.

 

 

Arriviamo alla libreria con le riviste… fra i cappellini autografati scopriamo quelli di Schumacher, Barrichello e Lauda. Di quest’ultimo c’è anche il casco autografato e scopro che questo è l’angolo di Samuele.

 

 

Anche lui dipendente come montatore da trent’anni all’Autosport. Il frutto non cade lontano dall’albero e Samuele, figlio di Idris, ha ereditato quell’esprimersi con tranquillità e con un sorriso ci racconta:
– Questi caschi non sono veri, sono delle repliche che faccio io. Mi diverto. I caschi sono sempre stati la mia passione fin da piccolo quando sognavo di fare il pilota… È iniziato tutto da questo che ho trovato in un garage. Volevo buttarlo, poi guardandolo bene, ho pensato “sai che questo casco assomiglia tanto a quello di un pilota degli anni ’70, Jo Siffert, basta metterci due strisce bianche e una croce” e così ho fatto. E da lì ho detto se faccio Siffert, devo fare anche quello di Rodriguez! Allora ho iniziato a girare i mercatini per trovare i caschi della forma giusta, perché è indispensabile. Se vai a vedere le foto di quel casco la forma coincide sempre.

 

 

Lo stupore è palese, non so voi, ma non sapevo esistessero le repliche dei caschi. Questo tipo di hobby richiede una conoscenza approfondita della F1, dei piloti. Non bisogna semplicemente vedere, ma osservare e cogliere ogni singola sfumatura. Al mercatino è la conoscenza a monte che non fa sbagliare l’acquisto.
Samuele ci spiega che i caschi cambiavano forma in base al pilota – C’è una forma base, ma per esempio, quello di Villeneuve aveva la forma della visiera più stretta, allora ho dovuto aspettare che mi capitasse il casco giusto.
– Questo ho avuto la fortuna di farmelo autografare da Niki. Ne ho dovuti fare tre per avere l’autografo! Uno era per me, uno per Lauda e uno per Andrè, il mio amico. È lui che ha incontrato Lauda. Io non ero presente.

 


 

Li prendo al mercatino, tutti distrutti, dentro c’è solo la calotta, poi li ricostruisco. Cerco solo quelli che hanno la forma giusta che usavano dagli anni 60 agli anni 80. Gli altri non li guardo nemmeno, anche perché i piloti di oggi non li riconosci dai caschi per i troppi colori. Questo invece è di Steve McQueen. Samuele ammicca e con un gesto del capo fa capire la sua ammirazione per l’attore, pilota, statunitense, icona di una vita al limite, poi prosegue nella presentazione: “Questo è il casco di De Angelis e praticamente l’ho fatto io. Quella forma è difficile da trovare perché è un casco americano l’ho dovuto modificare con della resina. Faccio l’interno, poi si passa alla verniciatura e ho la grande fortuna di avere un amico che mi fa tutti gli adesivi, altrimenti senza quelli non partirei neanche.
Mi fermo davanti a una gigantografia di Gilles Villeneuve e in cerca semplicemente di una conferma chiedo a Idris “il pilota preferito?”. In verità Gilles contende il muro con il Mantovano Volante, ma lui è certo – Ce ne sono tanti, quello che mi è piaciuto di più è stato Villeneuve, perché ha animato le corse. Lui dalla macchina ci tirava fuori tutto.

 


 

La cosa più rara? Samuele prende tempo prima di rispondere “forse questo modellino di Lamborghini dentro la cupola”. Una collezione personale dove ogni singolo oggetto costituisce un ricordo e, a mio avviso, uno di quelli felici, la cosa più rara si misura con un valore che non ci interessa più. In un contesto storico dove troppo spesso si va alla ricerca di qualcosa di eccezionale, dove molti sembrano insoddisfatti e annoiati da tutto ciò che li circonda, voglio innalzare un inno alla normalità e ringraziare il signor Idris per l’ancoraggio ben stretto a terra – ho fatto tutto quello che mi piaceva e se tornassi indietro vorrei fare ancora il battilastra e carrozzare le mie macchinine!
La giornata è molto fredda e la moglie di Idris ci propone un caffè al calduccio… non prima di aver ringraziato per l’accoglienza e avuto l’onore di firmare il Registro delle Presenze.