Tempo di gara con l’Alfa Romeo 8C Monza

Alfa Romeo 8C Monza - Stephen Griswold

Il viaggio per raggiungere il circuito durò all’incirca trenta minuti e la strada era magnifica e tortuosa, attraversava un’imponente foresta, mi piacque molto questo percorso di risveglio. Avevo grosse aspettative per la gara, perché non c’era dubbio che avessi l’auto migliore: l’Alfa Romeo 8C Monza.

Il Sig. Hayashi fu davvero generoso ad invitarmi a partecipare a questa avventura, volevo essere certo di ripagare la sua generosità con una prestazione eccellente in gara. Per i giapponesi le corse su auto storiche erano uno sport relativamente nuovo e i loro eventi erano maggiormente incentrati a far sfilare le loro fantastiche auto, piuttosto che a correre ruota contro ruota, anche se alcuni di loro avevano dimostrato di gareggiare a buone velocità.

C’erano molti spettatori nelle tribune ed intorno al circuito da intrattenere. I giapponesi amano gli sport automobilistici ed hanno dei piloti e dei costruttori molto abili. Il Sig. Hayashi iscrisse la sua Porsche 935 rosa alla corsa di sei ore e, come ho già accennato in precedenza, aveva ingaggiato Bob Wollek e Henri Pescarolo per guidarla. Fui così fortunato da passare molto tempo con loro, visto che facevo parte del team per quel weekend e stavamo tutti insieme.
Henri era un uomo molto interessante ed anche sua moglie Maddi; erano degli amanti di bonsai e passarono tutto il loro tempo libero a cercarli nei negozi per portarli a casa loro, a Parigi.

La corsa su auto storiche a cui avrei partecipato, si sarebbe svolta un’ora prima della “6-ore”. Ci posizionammo sulla pre-griglia in base all’ordine di qualifica: io, sull’Alfa Romeo 8C Monza, ero in pole position. Facemmo un giro sul circuito e recuperammo le posizioni di partenza stabilite. L’esecuzione dell’inno nazionale decretò l’inizio delle corse programmate per quella giornata.

Dopo il giro di ricognizione ci allineammo per effettuare una partenza da fermi segnalata dalla bandiera giapponese. Feci una partenza eccezionale e alla fine del rettilineo iniziale avevo già guadagnato un vantaggio enorme. Onestamente, non c’erano dei veri rivali per me e l’Alfa Romeo 8C Monza di Hayashi. La corsa consisteva in dieci giri e, quando fu sventolata la bandiera a scacchi, avevo doppiato tutte e trenta le automobili partecipanti.
Notai che gli spettatori mi dedicavano un sacco di attenzione, erano tutti in piedi ad applaudire o salutarmi. Avevo creato un bello spettacolo con l’Alfa Romeo 8C Monza, non credo che abbiano mai visto una vecchia auto da corsa sul circuito, e il continuo stridio delle gomme fu un vero e proprio show. Apprezzarono molto il pilota americano.

Dopo la gara, parcheggiai l’Alfa Romeo 8C Monza nella zona dedicata ai vincitori, dove si trovavano anche il Sig. Hayashi e il Sig. Taki che mi corsero incontro gridando “Griswold-san è il campione!”, cosa che apprezzai molto: adoravo il loro entusiasmo.

La sera stessa mi riportarono a Tokyo e mi lasciarono ancora una volta al New Otani Hotel. Mi gustai una bistecca di manzo Kobe, che, a 150 euro, fu la carne più cara che abbia mai mangiato. In quegli anni, Tokyo era la città più costosa di tutto il mondo, ricordo che mi dissero che il valore complessivo di tutte le proprietà immobiliari di Tokyo superava quello di tutti gli immobili degli Stati Uniti. Poco tempo dopo la situazione cambiò…

La mattina seguente, ricevetti una telefonata con la quale il Sig. Hayashi mi invitava alla celebrazione della mia vittoria a casa sua. Quando vi arrivai mi parve deserta, ma mi dissero che ci sarebbe stata una sorpresa per me più tardi. Mezz’ora dopo, l’autista di quella settimana e un suo amico mi fecero segno di seguirli alla limousine parcheggiata fuori. Salii sull’automobile e partimmo nella notte. Non potevo chiedere dove stavamo andando perché non parlavo giapponese, ma a un certo punto ci fermammo davanti a un edificio che mi ricordava un tempio buddista. Scesi dall’auto e seguii l’autista che suonò il campanello, la porta si aprì immediatamente ed entrando notai che tutti gli uomini erano vestiti come dei frati, con delle tonache marroni, mentre le ragazze avevano ben poco addosso.
Quindi era questa la mia sorpresa!

Non serve entrare nel dettaglio e non fu possibile sfuggire all’ospitalità del Sig. Hayashi, sarebbe equivalso a mancargli di rispetto e risultare molto maleducato; i giapponesi ci tengono all’ospitalità e la considerano una cosa seria.
Al termine della serata, risalii sulla limousine e non appena chiusi la portiera, l’autista e il suo amico scoppiarono a ridere e mi chiesero se: “Griwold-san ha fatto salire la pressione dell’olio?!!”. I giapponesi sono delle persone con un grande senso dell’umorismo!

 

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