Alfa Romeo P3 o 8C Monza?

Grizzly's Alfa Romeo P3 1932 - Stephen Griswold

Volo in Giappone per una Alfa Romeo

Nei primi anni ’80 la partecipazione dei giapponesi all’evento Monterey Historics era significativa; la competizione si teneva ogni anno presso il circuito di Laguna Seca. In quel periodo, infatti, in Giappone, c’era un grosso interesse verso le auto classiche italiane e si importavano molte automobili importanti, come l’Alfa Romeo 8C 230 nr. 2211097, l’ultima Monza costruita e appartenuta a Philippe Etancelin, un pilota francese molto noto.

Nel 1982, durante le gare di Monterey Historics, Sandra, che al tempo era mia moglie, conobbe il signor Hayashi, venuto dal Giappone per assistere a queste corse e me lo presentò. Questo incontro aprì le porte ad una proficua relazione di lavoro. Infatti, poco dopo, ricevetti una Maserati 4CLT/48 dall’Argentina da restaurare completamente e spedire in Giappone una volta completata.

L’anno seguente, ricevetti un messaggio via telex dal signor Hayashi che mi invitava in Giappone per guidare la sua Alfa Romeo P3 alla storica corsa giapponese, presso il circuito del Monte Fuji. Accettai l’invito senza esitare e in pochi giorni ebbi un biglietto aereo per Tokyo. I giapponesi sono molto generosi e noti per la loro ospitalità, mi prenotarono una stanza molto carina presso il nuovo Hotel Otani, nel centro di Tokyo. All’epoca non ne ero a conoscenza, ma si sarebbe tenuta anche una gara di sei ore e il signor Hayashi aveva ingaggiato Bob Wollek e Henri Pescarolo per parteciparvi con la sua Porsche 935.

Quando il mio aereo atterrò a Tokyo, c’era una limousine che ci aspettava per portarci al nostro hotel, mi sentii un vero e proprio VIP.


Il signor Hayashi non parlava inglese, così mandò il suo assistente personale, il signor Taki, ad occuparsi di noi ed assicurarsi che avessimo tutto ciò di cui avevamo bisogno. Dopo cena, il signor Taki mi informò che avrebbe mandato un autista a prendermi la mattina seguente per portarmi a vedere l’Alfa Romeo P3, che si trovava, poco distante, nella loro officina; l’idea era quella di regolare i carburatori per utilizzare il metanolo.

L’officina era immacolata e tutti i meccanici indossavano tute rosa con scritte verdi, erano davvero molto eleganti.
Hayashi lavorava nel settore della moda prêt-à-porter ed era un pezzo grosso del mercato giapponese. Mi dissero che il suo socio possedeva uno zoo nel suo appartamento di Tokyo, completo di leopardi veri, ma sfortunatamente non ebbi modo di conoscerlo.

 

 

I meccanici non parlavano molto bene l’inglese, ma dopo aver distribuito alcune bottiglie di Johnnie Walker Black Label, si fecero in quattro per aiutarmi. Convertii i carburatori per correggere le impostazioni dei pulsoreattori che avevo portato con me, e poi svuotai completamente il serbatoio del carburante. Chiesi al capo officina di uscire per acquistare abbastanza metanolo per avviare l’auto e per affrontare la gara che si sarebbe tenuta quel fine settimana al Monte Fuji.

Dopo circa un’ora e mezza, il meccanico non era ancora tornato, passò un’altra ora e ancora non si vedeva. Stavo iniziando a preoccuparmi, quando apparve col suo furgone da cui estrasse una tanica da cinque litri, che portò all’automobile. Gli chiesi dove fossero le altre taniche e mi guardò con sguardo vuoto; infatti non c’erano altre taniche nel furgone! Un motore che utilizza metanolo usa il doppio del carburante di un motore a benzina, quindi ero davvero in guai seri! Gli chiesi se potesse tornare dal fornitore e acquistarne altro, ma la sua risposta fu un no secco.

Decisi, quindi, di chiamare Taki per capire quale fosse il problema e se potessimo risolverlo. Mi spiegò che in Giappone non era legale vendere più di cinque litri di metanolo senza il permesso del governo. Mi domandai se per caso lo usassero per il Sake! Si trattava di una pessima notizia ed era l’ultima cosa di cui avevo bisogno in quel momento, non c’era alcun modo di correre sulla P3. Avevo fatto tutta quella strada per niente…

Mi bastò, però, fare una telefonata al signor Hayashi per risolvere il problema, mi suggerì di guidare la sua Alfa Romeo 8C 2300 Monza al posto della Alfa P3. Così la giornata tornò a sorridere!

 

Continua a seguire il racconto L’Alfa Romeo 8C Monza in Giappone

 

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