Ferarri 612 Scaglietti

Sergio Pininfarina e Sergio Scaglietti

– Sergio che effetto le fa avere un modello della Ferrari con il suo nome?

Il signor Scaglietti si rivolse al pubblico “Se ogni tanto parlo in modenese, capite ugualmente?”.

In occasione della presentazione della Ferrari 612 Scaglietti, la C.R.A.M.E. aveva organizzato a Imola una serata con l’ospite d’onore il signor Sergio Scaglietti e, l’amico di sempre, Franco Gozzi. Il presentatore era il giornalista Antonello Degli Espositi. Scrivendo questi tre nomi mi assale una profonda tristezza perché nessuno di loro è ancora in vita.

Il signor Sergio spiegò “Perché a parlare in modenese mi trovo meglio”, il pubblico non trattenne le risate e un fragoroso applauso di assenso. “Nel gennaio del 1934 iniziava la mia avventura nel lavoro, avevo 14 anni e a féva un gran frád, era tutto ghiacciato. Per andare a lavorare dovevo fare un po’ di strada a piedi. Ricordo che avevo un maglione di lana grezza, di quelli fatti a mano, e il mio naso iniziò a colare. Istintivamente me lo asciugo con la manica del maglione, ma poco dopo il moccolo si ripresenta e, ancora, lo asciugo con la manica. Non passa molto e, rieccoci, risento il liquido scendere dalle narici e subito faccio per asciugarlo, ma nel sollevare il braccio vedo che è rosso di sangue. Mi fermo e cerco di capire il perché e scopro che dopo la prima stropicciata di naso, il moccolo si è ghiacciato sulla manica del maglione e alla seconda passata il ghiaccio mi ha ferito le narici. Per questo usciva il sangue”.

Lo ascoltavamo attenti, per non perdere nessuna parola. E concluse “Ora lei mi chiede cosa significa per me avere una Ferrari con il mio nome? An so mia sa dírev. Adesso però vado fuori a fumare perché così tanto senza fumare penso di non esserci mai stato”. Partì un applauso a scena aperta, un gesto di affetto e di gioia istintivo.

 

 

Il dottor Franco Gozzi prese la parola e, con l’imbarazzo della scelta, decise di raccontare una storia curiosa che riguardava la Carrozzeria Scaglietti. “Il Re di Svezia aveva organizzato un appuntamento a Maranello per apportare delle modifiche alla sua Ferrari 250 GT. Non era chiaro di cosa avesse bisogno, perché nessuno parlava svedese, per questo fu ingaggiata un’interprete. Il Re, accompagnato dalla Regina e dal piccolo Gustavo, arrivarono puntuali a Maranello. Desiderava rialzare il sedile posteriore per permettere al principino di vedere fuori, gli piaceva molto andare in giro con quel Cavallino. Il signor Sergio incaricò chi di dovere e si ritirò in ufficio con il Re”.


Una piccola pausa, schiarisce la voce, un sorriso e Franco Gozzi riprende l’aneddoto “Cosa si dicessero e, soprattutto, come si capissero è un mistero… ma ogni tanto ridevano! Il lavoro doveva essere terminato in giornata perché i reali dovevano intraprendere il viaggio verso casa. Al rientro della nostra pausa pranzo, i ragazzi, che non si erano interrotti, avevano finito. La vettura era pronta e la prova confermò il buon lavoro fatto. Erano tutti molto soddisfatti, in particolare il principino. Terminate le pratiche burocratiche, la famiglia reale si accomodò e partí. Dopo pochi metri il Re frenò e ritornò in carrozzeria. Si era dimenticato di parlare con Sergio di un problema,  quando pioveva forte c’era un’infiltrazione di acqua nel cristallo anteriore, proprio sopra lo specchietto retrovisore. Sergio serio, corrugò la fronte in segno di riflessione, si avvicinò al Re e gli disse ‘Signor Re, t’lè da druver quand a ghê al sol’, i due scoppiarono in una grassa risata, mentre tra i presenti calò il gelo. Prima di ripartire il Re si esibí in un ‘at salut Scaglietti’. Di cosa avessero parlato in quell’ufficio non è dato sapere, ma di sicuro il signor Sergio insegnò qualcosa in modenese al Re!”.

 

Autore:  Paolo Missiroli

 

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