Alfa Romeo Monza, Angouleme e… Armagnac!

Alfa Romeo 8C Scuderia Ferrari - Stephen Griswold

Tutto iniziò alle 6 del mattino, quando suonò il telefono nel mio appartamento a Chelsea, Londra. All’altro capo del telefono c’era il mio caro amico, grande appassionato di Alfa, Christopher Mann che mi dava l’ultima notizia: Nigel Mann aveva messo in vendita la sua Alfa Romeo Monza n. 2211122 Scuderia Ferrari del 1933. L’auto era stata lasciata in prestito al Museo Henri Malartre, a Chateau Rochetaille, appena fuori Lione, per diversi anni.

Partimmo immediatamente per la Francia, destinazione il museo. Due ore dopo correvo sull’autostrada in direzione Dover, per imbarcarmi sul traghetto per Calais. Ci vollero altre cinque ore per arrivare al Museo dove incontrammo Nigel Mann. Questi era un espatriato che viveva da anni in Francia, nel suo parco teneva una locomotiva a vapore funzionante, completa di tracciato e si divertiva a fare il giro del suo giardino, indossando un vero cappello da macchinista.

Dopo un pranzo delizioso nella sua villa, raggiungemmo un accordo e l’auto era mia. Fantastico!
L’auto fu ritirata una settimana dopo e arrivò nel Regno Unito. Effettuai la manutenzione, montai un nuovo set di gomme e fu pronta per la sua prima corsa. Per mantenere l’auto competitiva, il motore era stato espanso a 2600cc, cilindrata comune all’epoca.

Dopo la prima stagione di corsa, decisi di restaurare l’automobile. In quel periodo non avevo più la mia officina, così inviai l’auto a un grande appassionato di Alfa, Paul Grist, per un restauro completo.
Fece un eccellente lavoro e in meno di un anno mi riconsegnò l’auto. Era la fine dell’estate e a breve si sarebbe tenuta una gara ad Angouleme in Francia, a cui avevo sempre desiderato partecipare. Questa gara si svolgeva fin dal 1939 e percorreva un tracciato intorno ai bastioni della città.

Invitai un amico per condividere l’abitacolo, Nick Harley, e ci imbarcammo sul traghetto a Dover alla volta di Angouleme. Era un ottobre freddo e bagnato, che ci costrinse a frequenti pause presso i bar locali lungo la strada per bere un goccio di Armagnac, necessario per poterci riscaldare e rifocillare. Questo mi ricordò Clemente Biondetti quando vinse la Mille Miglia, per ben 4 volte, con l’ausilio di grosse quantità di grappa, che teneva nell’abitacolo!

 

 

Il sindaco di Angouleme, oltre ad essere comunista, era un amante di auto d’epoca e un buongustaio. Organizzò così, diversi festeggiamenti per i concorrenti e furono serviti cibi e bevande in abbondanza per tutto il weekend.

Il giorno delle prove libere, mi qualificai secondo. Il circuito consisteva in una serie di stretti tornanti per circumnavigare i bastioni. Bastava un solo errore per farti sbattere contro un muro di pietra o costringerti a fare retromarcia per riprovare ad impostare la curva nel modo corretto. Era un circuito adatto ad un’automobile piccola e agile, come una Cooper 500 F3, e non per un’Alfa Monza.

La sera prima della gara, il mio amico, Anthony Mayman, mi propose di guidare la sua Maserati 250F n. 2516 del 1954: non avevo mai guidato questa automobile e colsi al balzo l’occasione. Mi qualificai in pole position, ma decisi che si trattava di una posizione troppo rischiosa per la gara, così rinunciai cedendogli la guida e tornai sulla mia Alfa.

La gara si tenne la domenica alle 9 del mattino. Il circuito passava a cento metri dalla chiesa del paese, cosa che avrebbe reso molto interessante la messa. Non credo che sia stato possibile sentire la benedizione, con il rombo dei motori!

Vinsi la gara e mi divertii davvero tanto. Poi venne il momento di tornare a casa, in Gran Bretagna, e di ripetere la cura a base di Armagnac.
In breve, si trattò di una grande avventura a bordo di un’auto leggendaria… il viaggio di andata, la vittoria, e il ritorno a casa senza utensili e rimorchio, ma con una bella scorta di deliziosa acquavite. Ricorderò sempre con affetto quei giorni meravigliosi!